Giorno 4 (dillo con i fiordi)

Giorno 4 – 28 luglio 2021

Lærdalsøyri ci aveva molto colpito, ma eravamo troppo affamati, senza cibo in macchina e troppo in ritardo sugli orari norvegesi delle cene fuori (ore 18, se fanno le ore piccole raggiungono le 19) per gustarcelo come meritava, quindi ci siamo tornati il mattino dopo, e direi che è stata una scelta saggia. Non è delizioso? Un pò Far West, ma decisamente meno caldo. 161 case di legno, costruite fra il 1700 ed il 1800, regolarmente abitate.

Si riparte, destinazione: godersi il fiordo, il Sognefjord in particolare: esso è definito il re dei fiordi, dai norvegesi (Fjordenes konge), essendo il più lungo della Norvegia. Nel mondo, solo il Scoresby Sund in Groenlandia lo batte in lunghezza (350 km). Il Sognefjord è anche il più profondo della Norvegia, con un numero impressionante: milletrecentootto metri di profondità!

A proposito di fiordi: fjord in norvegese, o fjörður in islandese, significa “approdo”, e fara in norreno significa “andare, viaggiare”. C’è anche chi dice che significhi “passare attraverso”: per tutti, è un braccio di mare che si insinua profondamente nella costa, anche per vari chilometri, fino a più di 200 in Norvegia, appunto, inondando un’antica valle glaciale. In sostanza, il ghiacciaio che si estende al di sotto dell’attuale livello del mare, quando si ritrae, lascia lo spazio al mare, che riempie la vallata incisa dal ghiacciaio, con la tipica valle a forma di U. Spesso le montagne che lo circondano sono maestose, e lo spettacolo che ne deriva pazzesco: pensate in inverno, quando succede anche che si ghiaccino (fenomeno raro per le acque marine), data anche la scarsa quantità di sale presente e anche perché alcuni sono sempre in ombra. In Norvegia ci sono 1190 fiordi! La vista migliore di questi incredibili regali della Natura è dall’alto (come avete visto nell’hiking di ieri), e come sempre, Kerouac aveva ragione: climb that goddam mountain!

Zoomando sulla mappa potete rendervi conto della lunghezza di questo incredibile fiordo, che noi abbiamo percorso fino a Balestrand. Già, Balestrand.

road n.55 – Sognefjord

Non ricordo dove abbia letto di Balestrand, che non trovate menzionato, come luogo particolare, nelle normali guide. Ma fortunatamente, da qualche parte l’ho letto, perché in questo piccolo villaggio di poco più di 1000 abitanti, io ho trovato un pò di magia. Ma andiamo con ordine. Come vedete dalla cartina, per raggiungere Balestrand, da Lærdalsøyri, è necessario prendere un traghetto, una decina di km dopo, per attraversare un ramo del Sognefjord: i traghetti qui sono frequenti come la U-bahn a Berlino, a parte alcuni tratti. Del mondo dei traghetti, che sono un pò la continuazione ideale delle strade, in una terra con più di 1000 fiordi, vi parlerò a fine itinerario, in un articolo in cui troverete tutte le info pratiche, per viaggiare come me, anche senza di me! Il tratto di road n.55 è una piccola striscia di asfalto sulla roccia, e la segue in ogni sua curva. Ah, le strade qui sono fantastiche, la strada è il viaggio.

Qui sotto vi mostro una delle casette dove ho lasciato il cuore (ma alla fine ne ho scelta una, vedrete): fortunati Britt, Hanna e Marte!

Arriviamo a Balestrand: cosa c’è di bello da vedere li? Nei miei luoghi, questa domanda ha davvero poco senso. Amo i luoghi dove non ci sono per forza cose da vedere, ma dove ci sono cose da sentire, luoghi da annusare, sensazioni da percepire, silenzi da ammirare.

E cosa ti rispondo?

Molo di Balestrand

Qui ero sola, se con solitudine descriviamo l’assenza di esseri umani.

Ma questi sono i miei luoghi.

Inutile dire che a Balestrand ho lasciato uno dei miei pezzettini di cuore.

Ma in realtà, tornando verso la macchina, abbiamo trovato ancora un pò di magia.

Entriamo in quella che sembra una galleria d’arte (molti artisti, non solo norvegesi, si sono ritrovati qui a Balestrand, negli anni, a dipingere l’incanto che ti circonda, qui). Ed in effetti, è una galleria d’arte, nel piano di sotto, mentre al piano di sopra ospita antichi oggetti fra i quali diari, vecchi mobili, cartoline, pezzi di vita trovati nell’area e in questa casa stessa, dagli artisti Bjørg Bjøberg & Arthur Adamsone, che scelsero di rilevarla: è detta golden house (è infatti una costruzione gialla in legno), con una cupola di vetro in cima, costruita per vedere bene tutto il fiordo attorno.

Mentre curiosiamo in questa strana casa, una signora ci viene incontro, ci chiede cosa ne pensiamo, inizia a raccontarci (è la moglie di uno dei due artisti), le chiediamo come salire alla cupola, perché non trovavamo la scala, ci risponde: di qui. E apre una porta segreta, con una chiave, che porta ad un piccolo angolo pieno di lambicchi e vetreria chimica! La casa infatti, prima di essere una galleria d’arte, ospitava una farmacia.

In questo piccolo angolo chimico, c’è questa anta di legno, con la scritta dell’antica farmacia, che la signora apre, e ti aspetti un armadietto e invece..e invece da li ho messo in tasca il telefono e vissuto la magia di porte invisibili che si aprivano, portandoti in luoghi pieni di stelle e bacchette magiche, e chiavi da cercare.

Andateci!

Qui sotto la foto della cupola di vetro, e come al solito io immagino questi posti d’inverno.

Ripartiamo, la meta di oggi è Solvorn, sul Lustrafjord, il ramo più interno e lontano dal mare del Sognefjord. Ma come sapete, prima della meta ci sono tante strade e stasera entriamo nel mondo delle Stavkirke! Se durante il Medioevo in molte parti d’Europa vennero costruite immense cattedrali di pietra, in Norvegia si utilizzò una tecnica simile per le costruzioni in legno, visto che i vichinghi erano così bravi nel maneggiarlo, ed esse sono un simbolo di questo paese (fra i vari). Stav indica i pali angolari, che le caratterizza, oltre al legno ovviamente. Risalendo il fiordo, come potete vedere dalla mappa alla fine dell’articolo, raggiungiamo Solvorn, dal quale si prende un rapidissimo traghetto (10 minuti) per raggiungere l’altra sponda del fiordo, dove si trova la stavkirke di Urnes, la più antica tra le chiese di legno della Norvegia. Urnes, che è inclusa nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’ UNESCO, venne costruita intorno al 1130. Da qualche parte consigliano di noleggiare la bici, traghettare in bici e raggiungere la chiesa. Noi arriviamo un pò tardi (come sempre), 15 minuti prima dell’ultimo traghetto verso Urnes, un’ora e 20 prima dell’ultimo per il ritorno. Le bici si noleggiano presso questo ostello, dove ci consigliano di rimandare al giorno dopo, visti i tempi ristretti e vista soprattutto la salita alla stavkirke, che definiscono demanding. Ma noi stoici, soprattutto con un sacco di cose da fare il giorno dopo, non ascoltiamo i saggi consigli norvegesi e procediamo. Risultato: fatta la salita tutta a piedi, perché anche con il cambio più basso era impossibile! (per me)

Come ho fatto a dubitare dei norvegesi, come.

La giornata è, forse, finita, non ci rimane che raggiungere la nostra casetta di stasera..ma.. troviamo uno dei posti più incantevoli del viaggio, e non solo! Hytte bellissimo, posizione e vista..da non voler mai più andarsene (e per chi non sta mai fermo come me è una sensazione strana!).

Ecco il Lyngmo Hytter, ad Hafslo, affacciato su Hafslovatnet (vatnet = lago). Non so quanto sia rimasta lì fuori seduta, non so.

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„Tutto bene?, chiese l’uomo. Il bambino annuì. Poi si incamminarono sull’asfalto in una luce di piombo, strusciando i piedi nella cenere, l’uno il mondo intero dell’altro.“

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