Il racconto del mio viaggio di gruppo più wild, una spedizione artica alle Svalbard.

Quattro giorni in motoslitta, senza mai tornare a Longyearbean, contando su noi stessi e sulle nostre fantastiche guide artiche specializzate.
Ecco l’itinerario esclusivo per vedere le Isole Svalbard come nessun altro, nel loro cuore e remoto nulla: Pyramiden, la città fantasma più a nord del mondo, una notte in tenda a -20°C (anche -30°C!) sotto il sole di mezzanotte, il villaggio russo di Barentsburg e il ritorno tra fiordi ghiacciati.
Un’esperienza che puoi fare solo con me: è infatti un’idea di itinerario nato camminando sulla neve delle isole, uscendo da una grotta di ghiaccio sotto il Larsbreen l’anno scorso, con il mio amico nonché bravissima guida di tutti i miei viaggi invernali alle Svalbard, TK.

Un viaggio decisamente off the beaten path, una spedizione artica alle Svalbard fuori dalle rotte battute.
Spedizione artica alle Svalbard: quattro giorni selvaggi
Non sempre un viaggio coincide con una vacanza.
Ci sono esperienze che vanno oltre, che ti spingono fuori dalla tua zona di comfort e ti portano in luoghi dove l’essenziale è tutto ciò che conta.
Il mio viaggio di gruppo alle Svalbard di quest’anno è stato così: quattro giorni nel cuore dell’Artico selvaggio, a bordo di una motoslitta, tra ghiacciai infiniti, città abbandonate e comunità isolate.

Non un itinerario qualunque, ma una spedizione artica fuori dalle solite rotte che ci ha fatto sentire piccoli e immensi allo stesso tempo.
Giorno 1 – Pyramiden, la città fantasma dell’Artico.
La prima tappa della nostra spedizione artica alle Svalbard è stata Pyramiden, un luogo che sembra uscito da un sogno inquieto.
Da Longyearbean, iniziamo la nostra avventura in motoslitta, circondati solo da neve e silenzio.
Ci fermiamo a contemplare il Tempelfjorden, un braccio del più ampio Isfjorden nell’isola di Spitsbergen, la più grande dell’arcipelago. Incastonato tra Sabine Land e Bünsow Land, questo fiordo prende il nome dalla montagna Templet, che ricorda un tempio.
Ovviamente ci troviamo davanti ad uno spettacolo di ghiaccio!
Questo splendido fiordo ospita una vasta gamma di fauna artica, tra cui foche, renne e orsi polari. E infatti qui abbiamo avvistato moltissime foche!
Procediamo attraversando il fiordo ghiacciato, risaliamo poi sulla terraferma, fino a trovarci davanti al Nordenskjøldbree, l’enorme ghiacciaio che sovrasta Pyramiden.

Dopo averlo ammirato con assoluta meraviglia, scendiamo nelle acque del Billefjorden, completamente ghiacciate.
Percorriamo quindi tutto il fiordo ghiacciato, esattamente quello che si attraversa in barca per raggiungere la città fantasma d’estate: che sensazione strana, credetemi!
Arrivati al molo, compare lo skyline più surreale che potete immaginare, e che ho visto non sono più quante volte, in ogni stagione, ma ogni volta mi agita il cuore.
Palazzi sovietici addormentati, un busto di Lenin che guarda l’infinito, o meglio la meraviglia del Nordenskjøldbree, la montagna a Piramide, che ha dato il nome alla città: un luogo fuori dal tempo.

Camminare tra quegli edifici è come entrare in una capsula del tempo. Ogni porta scricchiolante racconta la storia di una comunità che, fino a vent’anni fa, viveva qui, completamente isolata dal resto del mondo.

Oggi è abitata solo da una ventina di persone, fra guide, manutentori e dipendenti dell’hotel, ma l’isolamento non è cambiato: non ci sono strade che collegano Pyramiden al resto delle isole.
Dormire in un hotel sovietico sospeso nel tempo
Dormire nell’unico hotel ancora aperto – semplice, ma impregnato di memoria – è stato come vivere un capitolo di un romanzo sospeso tra storia e gelo. E la sera, le poche persone che abitano quassù offrono vodka e cetrioli a tutti!
Pensate che il giorno prima era passato l’orso polare proprio davanti all’albergo, e pure la notte successiva alla nostra! A Pyramiden, infatti, essendo disabitata, anche per le strade della cittadina è necessario uscire con la guida armata: ogni tanto infatti, l’orso si fa un giro in centro!
Giorno 2 – La notte estrema a -20°C sotto il sole di mezzanotte
Il giorno dopo lasciamo la città fantasma e ci spingiamo verso la East Coast delle Svalbard, il luogo più remoto e selvaggio dell’isola. Qui il mare non conosce la corrente del Golfo e resta ghiacciato quasi tutto l’anno. Attorno a noi solo iceberg, fiordi congelati e un silenzio così denso da sembrare eterno.
Guidiamo per un po’ sopra il Nordenskjøldbree, il meraviglioso imponente ghiacciaio che sovrasta Pyramiden. Il rumore che si sente provenire da sotto la nostra motoslitta è indescrivibile: un rumore sordo, come una cassa che fa eco, e scricchiola.
Un rumore di qualcosa di vivo e fragile, sotto di noi, ma allo stesso tempo lì dai tempi dei tempi, che ci parla. Non so davvero spiegarvi ma le mie gambe tremavano un po’.
L’attraversamento in motoslitta di un ghiacciaio prevede un attento studio, da parte della guida artica, del percorso corretto (studiando l’aspetto del ghiacciaio dall’alto, poco prima che si copra di neve, ogni anno).

E’ necessario poi rimanere RIGOROSAMENTE in linea retta, proprio per seguire il percorso individuato dalla guida ed evitare i crepacci. E si scende dalla motoslitta SOLO per reali emergenze: l’area della motoslitta infatti, permette di ridurre la pressione esercitata dal nostro peso, rispetto a quella piccola rappresentata dai nostri piedi.
Scegliamo quindi un luogo, sulla mitica East Coast, dove essere sicuri che il sole non scenda mai dietro le montagne: perché se è vero che non tramonta mai, in questa stagione, è anche vero che potrebbe essere coperto.
Ma noi abbiamo bisogno del suo calore! Siamo al freddo da stamattina e ci rimarremo fino a domani sera.
Ma un freddo riscaldato dall’essere qui, da ciò che ci sta attorno.
Il campo tendato artico e i turni di guardia per l’avvistamento degli orsi.
È qui che montiamo il nostro campo tendato artico.

Non esistono hotel, rifugi o punti di appoggio: solo noi, le tende, il vento e il ghiaccio.
Iniziamo a sciogliere la neve per cucinare, raccogliendola lontano dalle moto perché sia più pulita.

Scaviamo un piccolo spazio per il “bagno”, con tanto di parete di neve (stile igloo) per la privacy!
La cena è a base di cous cous, risotto al salmone o stufato, ovviamente tutto rigorosamente liofilizzato (ripreso con acqua calda): alimenti specifici e iper calorici per le spedizioni artiche, per chi sta molte ore al freddo senza fonti di calore, come noi.
Infine, organizziamo i turni di guardia per l’eventuale avvistamento degli orsi polari: un’ora ciascuno, a coppia.
La notte arriva, ma non scende il buio.
Il sole di mezzanotte resta alto, avvolgendo tutto in una luce irreale, ammaliante.

La temperatura scivola sotto i -25°C e noi, avvolti nel sacco a pelo caldissimo, ci sentiamo fragili e allo stesso tempo invincibili.
Ero convinta avremmo sofferto di più il freddo, quella notte. Invece, abbiamo dormito tutti, qualcuno pure russando alla grande!
Abbiamo provato una sensazione davvero forte: la mente che si rende conto di vivere un momento irripetibile, realmente isolati dal resto degli essere umani, dove pochi, davvero pochi arrivano.
Questa notte è uno dei motivi per cui questa spedizione artica alle Svalbard rimarrà per sempre dentro di noi.
Giorno 3 – Barentsburg, la vita ai confini del mondo
Smontiamo il campo e torniamo sulle motoslitte, direzione Barentsburg.
Dimenticavo, colazione a base di porridge, accuratamente preparato dalle nostre guide e da nuova bollente acqua che la neve ci ha donato (e il gas!)
La strada è lunga e selvaggia: dopo un po’ di terraferma, costeggiando il mare ghiacciato ma non abbastanza per sostenere il nostro peso, troviamo un punto di fiordo ghiacciato a sufficienza per noi: e scendiamo.
Guidiamo sul fiordo ghiacciato fino a risalire sulla terraferma.
Raggiungiamo quindi il Van Mijenfjorden, uno dei più estesi e scenografici delle Svalbard: siamo in una delle parti più remote di Spitsbergen.
Lo attraversiamo in lunghezza per metà circa, quando poi risaliamo sulla terraferma per raggiungere la sponda opposta, sull’Isfjorden, dove si trova la meta di questa lunga giornata.
Vita quotidiana in isolamento totale.
Barentsburg è un insediamento russo-ucraino con circa 400 abitanti.

Case in legno colorato, insegne in cirillico, un’atmosfera sospesa che parla di isolamento e resilienza.
Qui la vita scorre lentamente, scandita dal lavoro in miniera, una delle poche ancora funzionante sulle isole, e dal ritmo delle stagioni artiche.
Camminando tra queste strade, ho ogni volta la sensazione di essere in un altro mondo, lontano anni luce da tutto ciò che ci sembra conosciuto o quotidiano.
Vicino alla chiesa ama stare un bellissimo esemplare di volpe artica, che ho incontrato quasi ogni volta che sono stata qui. Guardatela mentre ci osserva, e noi l’ammiriamo affascinati ed in rigoroso silenzio. Scappa solo dopo più di mezz’ora, spaventata da una slitta di husky in avvicinamento.

Passiamo la notte in questo piccolo avamposto di umanità nel cuore dell’Artico, nel delizioso hotel di fronte al Red Bear, un pub che è anche il primo birrificio delle Svalbard, inaugurato nel 2012.
Nell’arcipelago ci sono solo due birrifici e il secondo è stato aperto a Longyearbyen nel 2015.
Dal 1928 alle Svalbard vige una “legge sul proibizionismo” che consente di acquistare solo un volume limitato di alcolici.
Fino al 2014 era vietato produrre bevande alcoliche, compresa la birra, con una gradazione superiore a 2,5 gradi, quindi la prima birra prodotta da Red Bear aveva una gradazione inferiore a 2,5 gradi.
Secondo la tradizione artica sovietica, gli esploratori polari e i marinai usavano alcol puro a 96° per sollevare il morale, diluendolo fino a raggiungere i 40° della vodka o, nell’Artico, fino a raggiungere la latitudine in cui ci si trovava.
A Barentsburg, a 78° nord, la tradizione continua: puoi quindi assaggiare il famoso cocktail a 78° alcolici!
Giorno 4 – Il ritorno tra fiordi ghiacciati e silenzi infiniti
Dopo questa notte comodissima e calda, l’hotel ci prepara una fantastica colazione in stile sovietico, davvero deliziosa.
ll nostro ultimo giorno nel selvaggio artico è stato un viaggio lento verso la civiltà.
Abbiamo preso la rotta costiera, incantati dal contrasto fra le acque blu cobalto e la neve candida: difficile quasi concentrarsi sulla guida!
Colesbukta e le rovine minerarie

E abbiamo fatto tappa a Colesbukta, una baia disseminata di edifici minerari abbandonati: vecchi binari arrugginiti, baracche di legno, resti di un’epoca che resiste solo nei ricordi.
Il paesaggio era ipnotico: da un lato l’oceano blu, dall’altro le montagne innevate che sembravano non finire mai.
Si attraversa poi una sorta di canyon, fra colline innevate e soffici, che porta all’Adventdalen, ultimo tratto prima di raggiungere Longyearbean, che ora ci sembra una metropoli, davvero!
Siamo stanchi, si….ma consci di aver compiuto un’impresa che fanno in pochi!

Di essere stati in luoghi che raggiungono in pochissimi.
Di aver scoperto di essere più forti di quanto pensavamo, consci di non essere più gli stessi.
E con il cuore pieno di nostalgia per quei giorni che ci hanno insegnato cosa significa davvero sentirsi parte della natura.
Perché questo viaggio resta nel cuore
Questo viaggio alle Svalbard non è stato solo un itinerario, ma una prova di resistenza, un incontro con il gelo vero, con una natura inospitale che riesce a scaldarti il cuore di bellezza.
Un incontro soprattutto con noi stessi.

Abbiamo esplorato una una città fantasma sovietica e ghiacciata, abbiamo dormito in una tenda sulla neve a -20°C sotto il sole di mezzanotte, conosciuto un villaggio dove vivono insieme e in pace russi e ucraini, isolato ai confini del mondo, senza strade di collegamento.
Un’esperienza off the beaten path che ti cambia per sempre.
Questi viaggi dove ci mettiamo così in gioco, dove raggiungiamo, senza superarli, i nostri limiti, dove scopriamo di avere forze sconosciute prima, sono anche un fardello: lo dico sempre ai miei viaggiatori.
Non si tornerà mai più gli stessi. Si costruisce una sicurezza che ci fa sentire più grandi, e non torneremo più alla versione “più piccola” di noi stessi. Alcune cose (e persone) della vita di prima ti staranno strette.
Si impara ad apprezzare ciò che a casa diamo per scontato.
Si impara
A conoscere di cosa siamo capaci
A sentirsi parte di una famiglia
Oltre frontiere, oltre confini
Oltre tradizioni e cultura
Viaggiare insegna a essere oltre
Viaggiate che sennò poi finite per credere
Che siete fatti solo per un panorama
E invece dentro di voi
Esistono paesaggi meravigliosi
Ancora da visitare
(Giò Evan)
Perché un’esperienza così ti entra dentro e resta lì, a ricordarti che l’Artico non è solo un luogo geografico: è una lezione di vita, una sfida, una poesia di ghiaccio che non dimenticherai mai.



Questo è il racconto di un’avventura artica esclusiva, difficile da spiegare a parole ma indimenticabile da vivere.
Un’esperienza davvero off the beaten path che solo chi ama i viaggi autentici nella natura scomoda perché incontaminata può comprendere fino in fondo.
Prossima spedizione artica alle Svalbard
La magia dell’Artico non finisce qui.
La prossima spedizione sarà dal 22 al 29 aprile 2026!
Sempre e solo con noi!
I posti sono limitati e stanno già finendo, perché questo non è un viaggio qualunque: è un’avventura che segna.
Vuoi partire con noi?
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2 risposte
Con un racconto così dettagliato di questa avventura come non provarla …. una magia nella natura … ???? Indimenticabile … ????
E’ stato molto più di un viaggio, e non vedo l’ora di rifarlo l’anno prossimo!